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L’importanza del microclima nelle stalle da latte

Il microclima è un fattore di grande importanza per il benessere animale, poiché può profondamente condizionare non solo le capacità produttive/riproduttive delle bovine, ma, anche e soprattutto, la qualità del latte prodotto.

I processi di termoregolazione che consentono agli animali di mantenere costante la temperatura corporea, sono validi solamente all’interno di un determinato intervallo che va da -5°C a 22,5°C. Temperature superiori o inferiori a questa “fascia di benessere” costringono le bovine, in quanto animali omeotermi, a mettere in atto vari meccanismi fisiologici per contrastare l’ipotermia o l’ipertermia.

Associando quanto detto in precedenza alla naturale tendenza fisiologica delle vacche da latte di “produrre” calore, risulta chiaro come l’eccesso di caldo influenzi negativamente le performances zootecniche della bovina; infatti si possono riscontrare perdite di latte da 0,9 a 1,27 Kg.

Come primo meccanismo di difesa dalle alte temperature la bovina aumenta la frequenza respiratoria: questo automatismo ha come fine l’aumento dell’evaporazione polmonare; tuttavia risulta inefficace se l’UR ambientale (Umidità relativa) è elevata.

Gli atti respiratori stimati in condizioni normali alla temperatura di 22,5°C equivalgono a 30/minuto, ma possono arrivare sino a 100/minuto in caso di temperature ambientali elevate. Questo ha portato alla pubblicazione di alcuni studi (Jacobsen, 1999) da cui si è evinto che all’interno di una stalla reggono condizioni di stress da caldo nel momento in cui il 70% degli animali ha una frequenza respiratoria di 80 atti/minuto.

Altri meccanismi di difesa dalle alte temperature sono:

  • aumento della frequenza cardiaca (al contrario la frequenza diminuisce se la situazione di caldo è prolungata)
  • incremento del consumo idrico (intorno ai 25 °C la vacca ingerisce circa 74 l di acqua al giorno. Questa quantità può arrivare a 106 l in caso si verifichino temperature maggiori o uguali a 40°C)
  • aumento della temperatura corporea (nei bovini la T. corporea normale è di 38,5°C. 1°C in più è traducibile in importanti perdite di produzione)
  • cambiamenti ormonali (è soprattutto determinante la Prolattina la cui principale azione è di promuovere la lattazione poiché l’atto di succhiare la mammella da parte del vitellino aumenta la secrezione di prolattina ed essa stimola la lattogenesi. Un eventuale stress da caldo compromette la produzione di questa da parte dell’ipofisi).

Nel momento in cui risultino fallimentari questi tentativi di termoregolazione automatica, la bovina limiterà volontariamente la produzione di calore: in primis riducendo i movimenti;  infatti gli animali sottoposti a stress passeranno molto più tempo coricati nella zona di riposo che in piedi nella zona dedicata all’alimentazione.

Il passo successivo da parte della vacca consisterà nel modificare il proprio comportamento alimentare (la sola ruminazione provoca già del calore) prediligendo alimenti ricchi in acqua consumandoli in orari meno caldi (sera, notte o mattino presto), ma soprattutto meno frequentemente.

Assodata l’importanza di un corretto microclima per il benessere della bovina e la produzione di latte, risulta altresì essenziale individuare un parametro che ci consenta di quantificare lo stress termico. Detto indice è il THI (Temperature umidity index), il quale può essere calcolato in funzione dell’Umidità Relativa (RH) e della Temperatura dell’ambiente circostante (T°).

Il range ottimale per il benessere dell’animale è compreso fra 64 e 72 THI, tenendo in considerazione che ogni punto oltre i 72 THI determina un calo della produzione di latte pari a 0,32 kg/gg.

STRATEGIE PER IL CONTROLLO DEL MICROCLIMA

Nella fase di progettazione della stalla è opportuno preventivare degli efficienti sistemi di ventilazione e raffrescamento, in modo da garantire all’interno del fabbricato un costante ricircolo dell’aria sia di inverno che d’estate in modo da rimuovere dalla stalla organismi patogeni, umidità, polverosità ambientale e le emissioni di gas prodotte dalle bovine stabulate.

La concezione moderna di costruzione di nuove stalle da latte è perlopiù orientata verso strutture di tipo aperto; questa soluzione offre senza alcun dubbio molti vantaggi purché sia corretto l’orientamento.

Con il tipo di strutture precedentemente citate il consiglio è quello sicuramente di orientare la stalla con asse Est-Ovest per tre principali motivazioni:

  • viene limitata l’esposizione alla radiazione solare degli elementi di chiusura (teli, serramenti e tamponamenti in genere) e di conseguenza il surriscaldamento del ricovero
  • si favorisce la ventilazione naturale al suo interno grazie alla differenza di temperatura delle due pareti sviluppate in lunghezza (l’aria calda a Sud pesando meno sale indi per cui si ha un automatico richiamo d’aria da Nord)
  • viene evitato l’irraggiamento diretto di aree di stabulazione degli animali.

L’orientamento Nord-Sud è migliore nel caso di strutture chiuse prefabbricate in CLS poiché, grazie all’irraggiamento solare del mattino e del pomeriggio, si riescono ad asciugare le superfici in ombra per un 45%.

Oltre alla ventilazione, in fase di progettazione (e non di realizzazione badare bene) è altresì importante studiare una buona coibentazione, soprattutto in vista del caldo estivo dato che la temperatura della copertura può raggiungere i 60-70°C.

Un ottimo risultato lo si può ottenere anche da effetti combinati, ad esempio i sistemi di raffrescamento coadiuvano molto bene l’effetto dell’impianto di ventilazione. Tra questi i più utilizzati per un clima caldo-umido (tipico in Pianura Padana) sono gli Sprinklers o doccette posizionate nell’area della corsia di alimentazione e nella sala d’attesa alla mungitura.

Essendo l’acqua vaporizzata in gocce piuttosto grandi, per evitare accumuli sulla pavimentazione ed il conseguente aumento della scivolosità, l’utilizzo delle doccette è consigliabile alternarlo ogni 20 minuti per una durata di 3 minuti.

Da studi effettuati (Wiersma ed Armstrong, 1983), l’utilizzo degli sprinklers produce diversi effetti positivi:

  • riduzione della temperatura corporea della bovina di 1°C
  • aumento della produzione di latte di 1,6 Kg/gg
  • aumento della frazione grassa del latte
  • aumento delle proteine dello 0,1%.

Per concludere, agganciando il tema del tema del benessere animale alla Nuova PAC 2014-2020, di fondamentale importanza diventa il principio di “Condizionalità”, secondo il quale ogni agricoltore per poter beneficiare dei pagamenti diretti è tenuto al rispetto di criteri di gestione obbligatori (CGO) e buone condizioni agronomiche ed ambientali (BCAA).

Tra i campi della condizionalità rientrano anche la salute, igiene e benessere degli animali come anche la sanità pubblica.

Il raggiungimento della “fascia di benessere” sarà un presupposto per conseguire degli ottimali risultati di stalla, in modo da consentire l’accesso ai pagamenti.

 

Fonte: http://www.oataitalia.it

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