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Il latte fa male: un mito da sfatare

In rete circolano molte notizie fuorvianti a sostegno dell’idea che il latte fa male. Nel corso degli anni si sono succeduti falsi miti, inesorabile è stata la loro crescita, ma oggi con l’aiuto della scienza e delle giuste informazioni riusciremo a fare chiarezza su questo argomento.

LE ACCUSE AL LATTE

Le tesi maggiormente supportate in questi articoli sono:
– l’uomo è l’unico essere vivente che continua a bere latte dopo lo svezzamento.
Per tutti i mammiferi, il latte dopo quella fase dello sviluppo diventa un alimento addirittura deleterio.
– l’apporto di calcio proveniente dal latte vaccino e dagli altri tipi di latte può essere assorbito anche da altre fonti, quindi il latte è un alimento facilmente sostituibile.
– l’assunzione di calcio proveniente dal latte non è fondamentale per il benessere delle ossa e per la prevenzione dell’osteoporosi, e molto ancora.

Di sicuro però l’accusa più pesante mossa dagli oppositori del latte vaccino e dagli altri tipi di latte è quella a sostegno dell’effetto cancerogeno della caseina. Infatti, oltre a sostenere che questa proteina presente nel latte dà una dipendenza psico-fisica paragonabile a quella degli oppiacei, la accusano di essere un potente promotore del cancro alla prostata.

Queste accuse sono totalmente infondate, fantasiose e prive di ricerche scientifiche che le supportino.
Il fatto che il latte vaccino egli altri tipi di latte facciano male non trova nessun riscontro empirico, anzi, studi condotti da importanti ricercatori universitari delle migliori università mondiali affermano il contrario, infatti grazie alla grande presenza di vitamine, proteine nobili e altre sostanze assolutamente indispensabili al nostro corpo, il latte è un ricco alimento che contribuisce a dare benefici al nostro organismo  e rafforza il nostro sistema immunitario anche da adulti.
Cominciamo quindi a sfatare questi miti, iniziando da quelli più spaventosi e insensati.

LATTE E CANCRO

Il rapporto dell’istituto di ricerca sul cancro, l’American Institute for Cancer Research [1], ha redatto un documento aggiornato ed esaustivo sulla relazione esistente fra alimentazione e rischio cancro che non evidenzia alcun legame tra consumo di prodotti lattiero-caseari e cancro dell’ovaio.
Condivisa da tutta la comunità scientifica mondiale, questa pubblicazione afferma che non c’è alcun legame fra una corretta assunzione giornaliera di derivati del latte e l’insorgenza del cancro.
Addirittura è probabile che una dose adeguata di latticini prevenga il cancro al colon.
I rischi, sempre basati su un dato probabilistico, si presenterebbero solo in caso di una dieta troppo ricca di calcio (oltre 1500 mg al giorno, pari a un consumo di 1,25 litri di latte al giorno), e sarebbe associata ad aumentato rischio di cancro della prostata.
Nessun rischio quindi a bere latte equilibratamente, 2/3 porzioni al giorno come suggerito da nutrizionisti esperti, perché non solo non fa male, ma risulta addirittura una protezione per uno dei tumori ad altissima incidenza nella nostra società, il cancro al colon, secondo solo al tumore alla mammella.

LATTE E CALCIO

Per quanto riguarda invece l’apporto di calcio, è vero che il latte non è l’unico alimento da cui si può assorbire questo elemento.
In effetti, anche alcuni vegetali come broccoli o fagioli potrebbero essere una fonte alternativa da cui attingere calcio, ma non possono sostituire completamente quello derivante dal latte.
Il calcio presente nel latte, infatti, viene assorbito molto più facilmente rispetto a quello che si trova in altri alimenti e riesce a soddisfare più del 50% del fabbisogno dell’organismo.

Dagli approfondimenti tratti dal Libro bianco sul latte e i prodotti lattiero caseari [2], si evince inoltre la stretta correlazione fra la diminuzione di apporto di calcio e l’incidenza di fratture ossee dovute a una carenza di minerali.
Il calcio, infatti, al contrario di quanto sostenuto da chi dichiara che il latte vaccino e gli altri tipi di latte facciano male, resta un elemento fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi in età adulta.
Quindi, nonostante possa risultare strano che l’uomo sia l’unico mammifero che continua a bere latte dopo la fase dello svezzamento, come sostiene il Dott. Cavalli Sforza, illustre genetista, questo è solo un vantaggio che l’essere umano è riuscito a guadagnare nel lungo corso della sua evoluzione genetica [3].

Per quelli che soffrono di intolleranza al lattosio, uno zucchero presente nel latte di origine animale, è possibile ugualmente bere il latte senza perdere questa abitudine mattutina: in commercio esistono dei tipi di latte chiamati delattosati, ovvero senza lattosio, adatti per tale esigenza. Una soluzione semplice e facile che non obbliga a rinunciare alla bontà del latte.
A chi non soffre di allergie o intolleranze, consigliamo invece di continuare a consumare senza timore e in tutta tranquillità una tazza di latte fresco intero o parzialmente scremato, secondo il proprio gusto, per iniziare al meglio la giornata.

1.   World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research. Food, nutrition, physical activity, and the prevention of cancer: a global perspective. Washington, DC: AICR. 2007.
2.   Libro Bianco sul latte e i prodotti lattiero caseari.
Analisi delle conoscenze scientifiche e considerazioni sul valore del consumo di latte e derivati. Progetto editoriale Assolatte con la partecipazione di: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), anche in qualità di coordinatore degli Autori; Istituto Superiore di Sanità (ISS); Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE); Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); Società Italiana di Pediatria; Società Italiana di Medicina Interna (SIMI); Ministero della Salute.
3.   Cavalli Sforza, L. and F. Cavalli Sforza, Evoluzione genetica e culturale, in Treccani.it2010.

 

 

Fonte: http://www.assolatte.it