Il latte vaccino è un alimento completo

In questi ultimi anni il latte è spesso salito sul banco degli imputati, messo sotto accusa per l’elevato contenuto di grassi e, soprattutto, per la presenza di acidi grassi saturi.

Il latte vaccino fa bene o fa male? Quanto se ne può bere ogni giorno? Certamente per il neonato è un nutrimento necessario alla crescita. Ma dopo lo svezzamento è giusto continuare ad assumerlo? Su questo la comunità scientifica è discordante. Alcuni lo ritengono un alimento completo che previene l’osteoporosi. Altri dicono che spiana la strada ad alcune tipologie di tumori ed è responsabile di numerose allergie alimentari.
Nel partito dei contrari al latte rientrano anche recenti studi che hanno dimostrato che bere più latte non migliora la densità ossea, anzi, l’abuso causa un’inversione nella calcificazione per un effetto che i medici chiamano “tampone”. Il consumo dopo i 3 anni di età può avere un altro risvolto spiacevole: l’intolleranza al lattosio, un problema che si verifica quando non abbiamo più gli enzimi (lattasi) che scindono il lattosio in galattosio (che ai bambini piccoli serve per la formazione delle strutture nervose) e glucosio (zucchero, energia pura).

Ciò che preoccupa i medici è il contenuto di grassi saturi nel latte: berne troppo, soprattutto intero e magari lo stesso giorno in cui abbiamo mangiato anche formaggi, potrebbe portarci a consumare più di 20 g di grassi saturi al giorno, quindi ad aumentare i livelli di colesterolo e rischiare di più l’insorgere di malattie cardiovascolari. I contro possono dunque apparire spaventosi, complice internet e la disponibilità smisurata di informazioni non sempre verificabili.

Va però detto che i presunti danni che provoca il latte sono tutt’altro che certi e riguardano malattie complesse e multifattoriali. Che fare dunque? Il consiglio degli esperti è sempre e solo uno: sì al latte vaccino ma con moderazione e solo come parte di una dieta sana ed equilibrata.

Le accortezze sono semplici: fare attenzione che non ci siano zuccheri aggiunti, mentre è meglio scegliere quelli con più vitamine e minerali.

In conclusione possiamo dire che non esistono attualmente motivi per bandire il consumo di latte vaccino, tranne in casi di allergia alle proteine del latte (da affidare esclusivamente allo specialista) e di intolleranze sintomatiche al lattosio (gestibili, peraltro, in maniera adeguata scegliendo il latte e derivati delattosati).

L’uso di latti delattosati e di prodotti lattiero-caseari a basso tenore di lattosio, o ancora l’assunzione di lattasi prima del pasto, consentono il consumo di questi prodotti senza incorrere nei disturbi gastrointestinali conseguenti alla carenza di lattasi.

Samantha Pini © RIPRODUZIONE RISERVATA